Il mutare degli eventi, associabile a vari aspetti della società, attualmente non fa parte del calcio italiano. E’ pur vero che nei due anni precedenti le cose sono andate in modo diverso, ma nel quadro generale incidono ben poco. Ieri sera, la Juventus ha fatto suo l’ennesimo trofeo, senza brillare e al cospetto di un avversario come il Milan che ha profuso tutto ciò che attualmente possiede per contrastare lo strapotere bianconero: abnegazione, tanta corsa, pressing e nient’altro.

Una Supercoppa di Lega giocata in uno stadio pieno (circa 65.000 spettatori), ma nessuno se ne quasi accorto. Gli arabi presenti hanno assistito alla partita quasi in silenzio contemplativo, ridestandosi soltanto in occasione di qualche azione pericolosa (poche). Negli stadi italiani, l’agitazione del tifo è ben altra cosa, anche se a volte va oltre i limiti della decenza e della violenza verbale e fisica.

Il match è stato deciso da Cristiano Ronaldo, per la felicità dei migliaia di sauditi accorsi allo stadio proprio per vedere le sue gesta. Certo, più demeriti di Donnarumma (prosieguo di ciò che accadde qualche mese fa in Coppa Italia) che meriti del fuoriclasse portoghese in occasione del gol vittoria. Ma, come accaduto nella sua luminosa carriera, Ronaldo è spesso decisivo quando si tratta di finali secche.

Ad un primo tempo scivolato via solo con qualche occasione a favore della Juve (tiri di D. Costa, Cancello e Ronaldo che hanno sfiorato i pali), si è contrapposto un secondo tempo più dinamico dal punto di vista “VAR”. Il portoghese ha reclamato un calcio di rigore per un fallo di mano di Zapata. Il braccio era sì leggermente staccato dal corpo, ma se il metro di giudizio sui falli di mano è quello applicato ultimamente allora il rigore ci poteva stare. Dopo la traversa colpita dal milanista Cutrone (ottima la sua prova) e l’ingresso in campo dell’ormai partente Higuain, altro episodio da moviola: entrata a martello di Kessie sullo stinco di Emre Can.

Inizialmente l’arbitro ha ammonito il giocatore rossonero ma, richiamato dal VAR a rivedere la dinamica allo schermo, ha poi optato per la giusta espulsione. Infine, quando mancavano una manciata di minuti al termine della partita, presunto fallo in area di Can su Conti, entrato da pochi minuti in campo. Il giocatore della Juve sembra toccare un po’ la palla e un po’ il milanista. Banti opta per la regolarità, il VAR anche. I dubbi restano, anche se darlo non sarebbe stato scandaloso. Il match finisce al ’95, senza dire più nulla. Ottava Supercoppa per la Juventus, con Gattuso a lamentarsi in campo per il rigore non concesso.