Hakim Ziyech
Hakim Ziyech

Nel libro di Giosuè si narra che i soldati israeliti, dopo vari tentativi, riuscirono ad abbattere le mura della città di Gerico con il suono delle trombe. A Madrid, sponda Real, non ci sono mura reali ma immaginari, impersonati da undici calciatori in maglia “blanca” dalla fragilità impressionante. Per abbatterli, le trombe non sono servite: bastavano e avanzavano i giovani e talentuosi calciatori dell’Ajax.

Lo scorso anno, di questi tempi, il Real era ben altra squadra. Con un Cristiano Ronaldo in più e con Zidane in panchina, aveva buttato fuori i francesi del Paris Saint Germain, vincendo sia all’andata che al ritorno. La strada per la terza Champions consecutiva era stata spianata.

Purtroppo tutto finisce prima o poi. Ma, in questi termini, più che una fine sembra un vero e proprio necrologio. La pessima stagione dei blancos non può essere spiegata dalla dipartita di Ronaldo e Zidane. I problemi sono più profondi, probabilmente da rintracciare nei meandri dello spogliatoio.

L’Ajax ha indubbiamente compiuto un’impresa storica, da ricordare negli anni a venire. Ma con l’attuale Real, basta avere tecnica individuale, idee chiare di gioco, geometrie pulite e compattezza di squadra per sconfiggerlo. Infatti, è quello che è successo. Dopo i primi minuti di sfuriata da parte del Real (traversa di Varane), la squadra di Amsterdam passa al 7°. Palla persa malamente da Kroos, contropiede fulmineo chiuso con un diagonale vincente da Ziyech.

L’Ajax non si accontenta, e non può farlo considerando il risultato dell’andata. Allora ecco il 2-0 al 18°, grazie ad un meraviglioso assist nello spazio di Dusan Tanic per Neres, che batte Courtois in uscita. Delirio olandese, disperazione spagnola. La reazione dei blancos c’è ma è infruttuosa come le sabbie del deserto. L’Ajax si difende con ordine, senza farsi prendere dal panico e dalla frenesia. Il primo tempo si chiude sullo 0-2.

Tutti sperano di vedere il rosso negli occhi dei giocatori del Real al rientro in campo, ma in realtà si vedono sguardi bassi e alcuni persi nel vuoto, che continuano anche dopo l’inizio del secondo tempo. Se le speranze erano già poche, diventano quasi inesistenti al 62° quando Tadic, dal limite dell’area, fa partire un tiro col sinistro che si insacca all’incrocio dei pali.

Fine dei giochi? Forse ancora no. Il Real ha una reazione d’orgoglio e riesce a segnare con Asensio al 70°, autore di un chirurgico diagonale. Purtroppo, chi sperava nell’inizio di una storica “remuntada” veniva deluso dopo due minuti. Schoene batte una punizione dal lato sinistro che assume una traiettoria incredibile. La palla supera Courtois e si infila sotto l’incrocio opposto. E’ il KO definitivo, che fa male, tanto male. Fino al fischio finale accade poco nulla, a parte l’espulsione per doppio giallo di un nervosissimo Nacho.

Il ciclo del Real Madrid, di Florentino Perez e quello brevissimo di Solari è arrivato all’epilogo. A chi verrà dopo, l’annoso compito di ricostruire nel minor tempo possibile.