Va alla Lazio il diritto di giocare la finale di Coppa Italia, in programma allo Stadio Olimpico di Roma il prossimo 15 maggio. Per Gattuso ed i suoi giocatori una sconfitta che non brucia per come maturata. Se in campionato l’equilibrio in campo era stato palese, ieri sera troppo è stato il divario tra le due squadre. Le fatiche dei rossoneri mostrate negli ultimi tempi si sono materializzate inesorabilmente. Il copione è stato lo stesso: poca corsa, pochi movimenti senza palla, zero verticalizzazioni.

Rivoluzionare poi l’impianto tattico non è servito a nulla, con una difesa a tre che ha patito non poco gli attacchi laziali. Caldara, al rientro da titolare, non può essere indicato come responsabile principale; tutta la squadra ha mostrato limiti fisici e caratteriali. Chi doveva fare filtro non lo ha fatto nel modo giusto (vedi Bakayoko e Kessie) e chi doveva proporsi in avanti con genio ed efficacia è mancato completamente (vedi Suso). La Lazio, invece, non ha cambiato nulla, anche se è stata costretta a rinunciare dopo meno di un quarto d’ora a Milinkovic Savic, pedina fondamentale nella mediana biancoceleste, costretto ad uscire per una distorsione alla caviglia destra. Al suo posto è entrato Parolo.

Nella prima mezzora a regnare sovrano è l’equilibrio. La paura di subire un gol, che avrebbe potuto cambiare gli scenari, frena entrambe le squadre, più propense a difendersi che ad attaccare. Il primo tiro del match arriva poco dopo il 30simo dai piedi di Calabria, che impegna Strakosha dalla distanza. Ma è la Lazio, sul finale del primo tempo, ad andare due volte vicina al gol. Prima Bastos manda di poco a lato su calcio d’angolo, poi Correa si vede respingere un tiro da pochi passi da Reina.

Nel secondo tempo tutto cambia. La Lazio entra in campo molto più determinata, il Milan no. Sono tre le occasioni messe ai punti dai biancocelesti: la prima con Leiva (tiro da 30 metri messo in angolo da Reina), la seconda con Bastos (colpo di testa sul calcio d’angolo che sfiora il palo) e la terza con Correa (tiro a giro respinto da Reina). Il gol è la normale conseguenza del dominio laziale. Al 13’ Immobile serve Correa, che entra in area e batte Reina, non immune da colpe (la palla gli passa sotto le gambe). L’immediata mossa di Gattuso e l’ingresso di Cutrone, chiamato a supportate uno spaesato Piatek. La reazione è flebile, per non dire inesistente.

E’ invece la Lazio ad andare vicina al raddoppio con Luis Alberto (tiro parato da Reina). Mentre tutti si aspettano una reazione d’orgoglio da parte dei rossoneri, la Lazio continua a ripartire pericolosamente. Immobile, per due volte, va vicino al gol: nella prima, spara alto un rigore in movimento, nella seconda si vede respingere un tiro ravvicinato da Reina. Di fatto, la partita finisce qui. La Lazio va in finale, il Milan esce senza attenuanti.