Maurizio Sarri
Maurizio Sarri | Foto Getty Images

Maurizio Sarri è stato ufficialmente presentato al mondo Juventus. Giacca e cravatta con una grande J sul petto, emozione evidente ma anche tanta sicurezza. Più di un’ora di conferenza, in cui parla di tutto e risponde, senza timori riverenziali, alle domande “scomode” poste da alcuni giornalisti.

“Essere qui è motivo di orgoglio”, afferma l’ex tecnico del Napoli. “Lasciare Napoli è stata una scelta ragionevole. Dopo tre anni, aveva dato tutto quello che potevo dare. La premier è stata una bellissima esperienza, ma l’Italia continuava a chiamarmi. Lo scetticismo è logico e incarna la mia carriera: dalla C con l’Empoli fino alla B, per poi arrivare al Napoli, al Chelsea ed infine qua. Lo scetticismo mi ha sempre accompagnato”.

Parlando di Juve, Sarri usa parole al miele: “Una società che è la più importante d’Italia. La loro determinazione nella trattativa è una qualcosa che non avevo mai visto. Stile Juve e tuta? Non so, vedremo. L’importante è che non mi mandino in campo nudo vista la mia età”. Alla domanda sulle polemiche, ai tempi del Napoli, su una notizia che lo voleva alla Juve, Sarri puntualizza: “Il mio attacco non era contro la Juve ma verso chi aveva diffuso la notizia”.

Sul dito medio mostrato dal pullman ad alcuni tifosi, il tecnico toscano ammette di aver sbagliato: “Ho detto alcune cose, altre ho sbagliato a dirle, altre puntualmente strumentalizzate. Il riferimento sulla maglia a strisce non riguardava la Juve. Per quanto riguarda il dito medio, non era rivolto ai tifosi della Juve, che ho sempre rispettato, ma quei 15-20 stupidi che mi avevano pesantemente offeso”.

Parlando della rivalità Juve-Napoli durante la stagione 2017-18, Sarri risponde: “Sono stati tre anni intensi in cui il mio unico pensiero al mattino era sconfiggere la Juventus. Ho dato il 110%, ci siamo andato vicini ma non ci siamo riusciti. Lo rifarei”. Un pensiero anche sul Napoli e i suoi tifosi: “Quando uscirò dal San Paolo accompagnato da applausi o fischi sarò consapevole di una loro dimostrazione d’amore”.

Sarri si sofferma poi sullo slogan juventino “vincere è l’unica cosa che conta”: “Divertirsi in campo non contrasta con il termine vincere. Chi si diverte acquista forte coscienza collettiva, la quale incita ad ottenere il risultato”.

Alla domanda sulla sua filosofia di gioco, Sarri risponde così: “Per mettere nelle condizioni ideale i 2-3 giocatori talentuosi che fanno le differenza bisogna avere le idee chiare. Il modulo è solo una diretta conseguenza. Bisogna sempre partire da quelli che giocano in attacco. Lo è Ronaldo, così come Dybala e Douglas Costa. Io ho sempre considerato Bernardeschi il più grande talento italiano, ma devo specializzarsi ed essere più continuo. Inoltre, vorrei vedere Pjanic toccare 150 palloni in una partita”. Nel fine settimana Sarri volerà in Grecia per incontrare Cristiano Ronaldo. “Vorrei metterlo nelle condizioni di battere qualche altro record”, afferma.

Molto conciliante l’atteggiamento verso il suo predecessore: “L’eredità che mi ha lasciato Allegri è veramente pesante. Vincere quanto ha vinto lui è molto difficile. Ha ottenuto risultati straordinari. Vorrei trasmettere alla squadra la stessa capacità di Allegri: passare 30 minuti di difficoltà e tritare una partita in 10 minuti. Onestamente, mi è successo molto raramente”.