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Non solo il calcio: anche il basket deve affrontare episodi poco “civili”

L’agglomerato umano prima si muove in massa e poi si siede a riempire impianti sportivi destinati a diverse discipline. Il calcio è il degno rappresentante di questo massiccia migrazione, anche se in talune occasioni viene sporcato da episodi che nulla hanno a che fare con lo spirito sportivo.

Cosa porta un essere umano a macchiarsi di violenza verbale e fisica? Disagio personale, sociale, appartenenza a gruppi politici estremisti che utilizzano lo sport per scatenare la loro violenta natura. A volte niente di tutto questo la alimenta, dettata probabilmente da un mal costume diffusosi come un virus che infetta menti e anime.

Se molti pensano che questo problema sia proprio di grandi platee come quella calcistica, sbagliano enormemente. Certo, negli altri sport raramente trapelano notizie di siffatta manifestazione di disagio, ma non è motivo valido per non parlarne o affrontarlo utilizzando le regole tanto care alle istituzioni sportive. Appunto, le istituzioni: chiudere gli impianti sportivi non è la soluzione giusta, perché si penalizza la stragrande maggioranza degli spettatori civili. Bisogna utilizzare il pugno duro, identificare i colpevoli, condannarli e tenerli lontani per sempre da ogni evento. Se poi devono essere gli allenatori ad ergersi a paladini contro il mal costume, allora siamo lontani dalla soluzione ideale.

E’ proprio ciò che è accaduto ieri durante un match di basket under 13. Si, avete letto bene, under 13, ossia ragazzi sulla soglia dell’adolescenza. Dagli spalti sono piombati insulti e proteste contro l’arbitro, di soli 14 anni. Marco Giazzi, coach dell’Amico Basket Carpenedolo, non ha accettato il becero comportamento del pubblico ed ha ritirato la squadra, nonostante vincesse con 10 punti di distacco.

Tutto è iniziato per il mancato fischio di un fallo da parte dell’arbitrio. Giù urla e insulti, con proteste oltre le righe. Fregandosene della probabile sconfitta 0-20 per il suo team, ha giustificato il gesto dicendo che “ci vogliono segnali forti per combattere fenomeni del genere. Non sono i ragazzi a perdere, ma il basket e lo sport in generale”. Bel gesto, ma servirà a far desistere alcuni spettatori a comportarsi in modo incivile? Poco probabile.

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