Foto Daniele Buffa/Image Sport
Affrontare il non gioco con un altro non gioco è come tenere in mano un martello di gommapiuma e pretendere di abbattere un muro. Tanto vale provare con calci e pugni, dolorosi certo ma almeno puoi dire di averci provato. Invece Allegri ha riposto le armi in un cassetto, lo ha chiuso con il catenaccio ed ha lasciato che la gommapiuma facesse il proprio lavoro.
Calci e pugni? Qualcuno, ma con poca forza e poca convinzione. D’altronde, quando ti metti in testa una cosa e la trasmetti ai tuoi giocatori, alla fine recepiscono ed eseguono il compitino, ossia evitare di farsi del male. Ma si sa, ogni decisione che si prende ha delle conseguenze, positive o negative che siano. Poi, con la paura che subentra nella mente e nello spirito, tutto diventa ancora più inestricabile e di difficile contemplazione.
Alla fine, l’Atletico ha fatto la sua partita, ossia quella che fa di solito: impressionante capacità difensiva, intensità e sfruttamento degli spazi con veloci ripartenze. Simeone sa bene che il calcio non è materia complicata, anzi. Basta avere le idee giuste e applicarle con parsimonia. Cosa che ad Allegri manca, probabilmente perché è troppo spesso preso da ingarbugliate trame tattiche che alla fine non portano a nulla.
In definitiva, cosa lascia questa partita? Due cose: la parsimonia dei giocatori dell’Atletico nel cercare nel secondo tempo il gol e l’incapacità della Juventus di creare gioco offensivo che possa definirsi tale. Alla fine, hanno avuto ragione i madrilisti, ed i numeri lo certificano: due occasioni, una sui piedi di Diego Costa e l’altra su quelli di Griezmann, un gol annullato dal VAR a Morata per spinta su Chiellini e due buoni segnati da Gimenez al 78° e da Godin all’83%.
E la Juve? Quasi nulla. A parte la punizione calciata da Ronaldo nel primo tempo e deviata in angolo da Oblak, si conta un tiro di Bernardeschi sul finire della partita smanacciato dal portiere dell’Atletico. Tutto qua. Il resto è da dimenticare, presto. Fra tre settimane ci sarà il ritorno all’Allianz Stadium. Ci vuole ben altra Juve per rimontare lo svantaggio, ma forse ci vorrebbe di più un allenatore con un’altra testa.
Foto Daniele Buffa/Image Sport
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