Novak Djokovic (ANSA)
Permesso di atterraggio accordato per Novak Djokovic, un aeroplano sul prato verde (ma nemmeno troppo) di Wimbledon. Che il serbo sia un campione straordinario, uno dei più grandi tennisti di sempre, capace di imprese epiche che vanno ben oltre la rimonta al nostro giovane e competitivo Jannik Sinner, è evidente e scontato. Ma che alla veneranda età di 35 anni già compiuti possa regalare ancora punti spettacolari come quello visto nel match dei quarti del torneo più prestigioso al mondo, è qualcosa di inaspettato.
Può stare simpatico o meno, ma Nole è quanto di più vicino ci sia alla parola fuoriclasse nel tennis negli ultimi dieci anni. Come Roger e Rafa, d’altronde. Fenomeni del genere ne nascono ogni cento o mille anni, e il pubblico dell’All England Club, che ha imparato solo col tempo ad amarlo, di certo dopo aver assistito a qualcosa di così straordinario starà facendo le preghiere perché il suo fisico possa reggere ancora a lungo. Peraltro, conoscendo la sua maniacalità, non sarà improbabile vederlo a certi livelli per altri anni.
La gara con Sinner non è stata però semplice. Forse perché entrato in campo distratto, o forse perché sorpreso da un avversario di valore e a tratti ingiocabile nei primi due set, la testa di serie numero uno del torneo si è ritrovata sotto di due partite a zero. Ma nessuno immaginava fosse davvero finita, e a testimoniare la voglia di recuperare a tutti i costi c’è stato un punto clamoroso messo a segno da Djokovic contro tutte le leggi della fisica.
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D’un tratto a Nole sono spuntate le ali sul Centrale di Wimbledon, e senza bisogno della nota bevanda a base di taurina tanto cara ai tifosi di Lipsia e Salisburgo. Il campione serbo ha infatti dimostrato ancora una volta cosa voglia dire giocare ogni punto senza arrendersi, dando il giusto peso a ogni singolo sforzo. Il talento della resilienza, quello che la vita gli ha insegnato a suon di bombe e ostacoli che sembravano insormontabili.
Proviamo a raccontare questo punto pazzesco. Servizio di Sinner da destra verso sinistra, tagliato quel che basta da assumere una traiettoria beffarda e anche con la giusta forza. Djokovic, che resta uno dei ribattitori migliori del circuito, la rimanda al di là della rete come può, parando il colpo con il diritto. A quel punto, con tutta tranquillità, Sinner cerca l’angolo in diagonale sull’altra parte del campo. Tutto fatto… e invece no. Perché Djokovic si allunga e arriva anche lì dove sembrava impossibile.
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Ancora una volta, dunque, super Nole ha fatto centro. Rimonta completata e punto destinato a rimanere nella storia. Questo è ciò che distingue un campione da un fuoriclasse. Questo è ciò che distingue i tre GOAT del tennis da tutti coloro che ci hanno emozionato nella spettacolare era Open.
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