Ancora razzismo in Serie A, ma perché stavolta se ne è parlato pochissimo?

Razzismo in serie A: I cori e le frasi ascoltate domenica scorsa a Bergamo, hanno sicuramente fatto discutere, ma non abbastanza… per non parlare di quello che è accaduto a Genova. A Marassi infatti, i tifosi romanisti hanno fatto ancora peggio. Vergognosi i cori intonati cori dai giallorossi, ma perché stavolta, tutto è passato sotto traccia?

In Italia c’è un problema serio di razzismo e non ce ne accorgiamo di certo oggi. Se il calcio è lo specchio del Paese, sembra palese che la nostra società stia vivendo un periodo di gravissima crisi, e non solo economica. Vittime e bersagli preferiti da parte di orde di subumani, sono in primo luogo i ragazzi di colore, peraltro presenti in tutte le squadre del campionato di Serie A, ma poi c’è anche chi se la prende con Napoli, città, squadra, tifoseria e napoletani in genere.

Tifosi Roma
Tifosi Roma (© LaPresse)

Se una volta erano solo alcune persone grette, soprattutto in certi stadi del Nord, a etichettare come ‘terroni’ quasi tutti gli abitanti del Meridione, oggi la questione è ben più grave. Se in molti stanno infatti discutendo di quanto andato in scena al Gewiss Stadium di Bergamo, è forse ancora più inquietante quanto avvenuto a Marassi.

In una gara in cui il Napoli non solo non era impegnato, ma non era minimamente coinvolto, dalle gradinate dello stadio di Genova, in passato protagonista sulla sponda blucerchiata di cori beceri contro la città partenopea, si è levato un coro da brividi, che ha sconvolto gran parte degli spettatori neutri. Un coro rivolto dai tifosi della Roma a quelli del Napoli. O meglio, non ai tifosi del Napoli, ma all’intera città, anche quella calcisticamente disinteressata. Parlare di ‘sfottò’ o ‘goliardia’ appare a questo punto davvero fuori luogo.

Tifosi romani ancora una volta protagonisti in negativo

Non è la prima volta che ci si trova ad affrontare problematiche di questo tipo, specie quando parliamo di tifosi romani.  Già diverse volte infatti, i tifosi romani sponda Lazio, si erano resi protagonisti di atteggiamenti beceri, nei confronti dei giocatori di colore delle squadre avversarie ed erano stati giustamente criticati per giorni, dai media di tutto il mondo, ma stavolta sembra che le cose siano diverse.

Il razzismo c’è e bisogna parlarne SEMPRE!

Quello che è avvenuto domenica scorsa infatti della tifoseria giallorossa, sembra aver avuto dalla stampa una sorta di “lascia passare” e, tolta qualche sporadica eccezione (vedi Repubblica NDR), l’episodio non è stato citato in alcun modo, o è stato trattato solo in maniera marginale da chi lo ha fatto. Perché è avvenuto questo? Non si tratta comunque di razzismo? Si sta cercando di spostare l’attenzione su altro, per non far etichettare determinate squadre come razziste, provando a tutelarle, oppure molto più semplicemente, si sta cercando di diversificare gli episodi, classificando il razzismo patriottico, come razzismo di serie B?

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Da Bergamo a Roma: quando il razzismo va oltre

Ci sono cori e cori, ci sono prese in giro, legittime, e altre che travalicano l’accettabile. E questo vale da ogni parte. Se i tifosi del Napoli, in passato o anche oggi, si sono resi colpevoli di comportamenti incivili, se hanno augurato la morte a qualcun altro, devono pagare. Questo è indubbio. Ma negli ultimi anni è evidente un’escalation di violenza verbale che ha colpito i napoletani, in questo caso molto più vittime che carnefici, con continui inviti al Vesuvio a eruttare il prima possibile.

Da Milano a Torino, da Genova a Roma, su entrambe le sponde di queste città. E poi ancora a Firenze, a Verona, a Bergamo, a Brescia, a Udine, a Venezia, a Bologna e chi più ne ha più ne metta. Praticamente dappertutto in Serie A negli ultimi anni si è alzato, a volte per tanti e tanti minuti, a volte per pochi secondi, l’ormai tristemente classico: “Vesuvio lavali col fuoco“. Ma i romanisti hanno voluto essere più originali, e hanno rilanciato al Ferrari con questa imbarazzante variante: “Vesuvio erutta, tutta Napoli è distrutta“. E chi crede che sia divertente ha problemi seri nella vita.

Muriel Koulibaly Atalanta Napoli
Muriel Koulibaly Atalanta Napoli (© LaPresse)

A Bergamo invece, ci sono stati anche i cori razzisti “ordinari”

Tutto questo mentre a Bergamo, oltre a cori simili a quelli ascoltati a Genova, diversi tifosi scaricavano la propria tensione insultando non solo i napoletani in genere, ma anche i “diversi” Anguissa e soprattutto Koulibaly. Il senegalese azzurro, in particolare, è stato attaccato all’ingresso nel tunnel con l’ormai solito ne*ro di mer*a dal consueto vigliacco nascosto in tribuna. Gli era già capitato a Firenze, e allora aveva reagito. Stavolto è rientrato, sconsolato e quasi inerme davanti all’evidenza che nulla può essere fatto per far crescere culturalmente un Paese che resta seriamente e profondamente razzista.

Un episodio scandaloso che ha portato l’Atalanta a reagire con forza prendendo le distanze da questo genere di tifosi, così come hanno fatto il sindaco Gori e anche capitan De Roon, che ha chiesto scusa a Koulibaly a nome di tutti i veri tifosi bergamaschi.

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Si può accettare tutto questo? Si può far finta che nulla stia accadendo? Bisogna continuare a ‘negare’ pubblicità a chi si rende protagonista di episodi del genere? Forse sì, perché trovare una soluzione che possa andare bene a tutti appare una mera utopia. Ma è altrettanto vero che così non si può continuare. Bisogna dire ‘basta’ e gridarlo a gran voce, e se necessario agire con le maniere forti, magari facendo scattare daspo a raffica verso chi si macchia di comportamenti del genere. Perché in uno stadio non ci può più essere spazio per chi vive lo stadio per sfogare una frustrazione figlia di vite miserabili basate sull’umiliazione del prossimo.