Allarme in Serie A: i numeri 10 stanno per scomparire!

Scoppia il caso dei numeri 10: in Serie A sono sempre meno. Tra maglie ritirate, addii precoci e qualche clamoroso scenario di mercato, il numero più affascinante sta abbandonando il nostro calcio. Fine di un’era?

Chi ama il calcio, fin da bambino, ha sempre sognato di indossare la maglia numero 10 di una squadra importante, della propria squadra del cuore, magari di un club di Serie A o che gioca stabilmente in Europa. I più ambiziosi avranno anche desiderato quella della Nazionale, per certi versi la più prestigiosa di tutte. Perché nel vecchio calcio, quando i numeri contavano ancora molto, avere la 10 voleva dire tanto: essere il genio, essere il trascinatore, essere il fantasista, essere colui che accendeva il pubblico sugli spalti. Una razza in via d’estinzione, ormai, nella nostra Serie A. E non solo per la progressiva scomparsa di veri trequartisti, come si potrebbe ipotizzare.

Paulo Dybala numero 10
Paulo Dybala numero 10 (ANSA)

La situazione, in effetti, nel nostro campionato sempre più dominato dal marketing, è preoccupante per i numeri 10, che sono sempre meno e sempre di minor qualità. Se consideriamo un caso a parte quello di Napoli, dove la 10 è stata giustamente ritirata e probabilmente non verrà più indossata da alcun calciatore, o quello di Roma, dove la 10 non è stata ufficialmente ritirata, ma che dovrà attendere un degno erede di Totti per poter essere assegnata, negli altri club questa maglia o è scomparsa improvvisamente, o è sulle spalle di calciatori che non ne rispecchiano le principali caratteristiche.

Forse l’ultimo vero grande 10 è stato Dybala. Un personaggio ancora in cerca d’autore, in questo mercato, sedotto e abbandonato dall’Inter, ancora deluso per l’addio al club che più gli ha dato nella sua carriera. Se resterà in Italia, difficilmente potrà riprendersi quel numero, che adesso alla Juventus è vacante, ma che potrebbe presto essere occupato da Pogba. Un grande giocatore, ma molto lontano dal concetto di 10 vecchia maniera…

Leggi anche -> “De Laurentiis, pensa a Dybala”: la rivelazione dell’ex Pallone d’Oro

I numeri 10 nel nostro campionato

Facendo una rassegna dei 10 che giocano al momento nel nostro campionato, notiamo che il quadro è curioso, se non preoccupante. All’Inter il numero dei sogni è sulle spalle di Lautaro Martinez, giocatore di tecnica e spessore, ma non certo eccellente per fantasia, e comunque più vicino al ruolo di prima o seconda punta che a quello di trequartista, all’Inter ricoperto invece da Calhanoglu, 10 con la Turchia, ma 20 in nerazzurro.

Lautaro Martinez numero 10
Lautaro Martinez numero 10 (ANSA)

Al Milan proprio il turco aveva indossato la 10 lo scorso anno, ma con il suo addio l’aveva ereditata nell’ultima stagione Brahim Diaz. Un calciatore che ha il phisique du role per indossarla, ma che nei risultati ha poi deluso le aspettative di tutti.

Se a Roma Totti ha più volte benedetto come nuovo possibile 10 Lorenzo Pellegrini, sull’altra sponda la Lazio sta cercando di liberarsi del suo di 10, Luis Alberto. E non è detto che arriverà qualcuno in grado di sostituirlo.

Potrebbe interessarti -> Roma, Totti: “Saprei cosa fare con Zaniolo. Dybala? Fosse solo per…

Insomma, al momento c’è una morìa di 10 nella nostra Serie A. Non tanto per l’assenza del numero in sé, quanto per le qualità di chi lo indossa. D’altronde, basta guardare chi ne ha beneficiato lo scorso anno per poter capire quanto il vecchio 10 sia ormai più un personaggio radicato nell’immaginario collettivo che non un realmente esistente: da Jeremie Boga per l’Atalanta a Sasa Lukic per il Torino, da Nicola Sansone per il Bologna a Daniele Verde per lo Spezia, passando per Castrovilli alla Fiorentina, Verdi alla Salernitana, Caputo alla Samp, Caprari all’Hellas, Deulofeu all’Udinese.

Insomma, forse l’unico vero 10 che ha giocato in Serie A lo scorso anno, per ruolo, per caratteristiche e per qualità, era Nedim Bajrami dell’Empoli. Un ottimo calciatore, ma che aumenta i nostri rimpianti per quel che è stato il campionato italiano fino a qualche anno fa, quando non bastavano due mani per contare i fuoriclasse che avevano l’onere e l’onore di indossare quel numero.